La bolla datata a Cremona il 17 aprile 1631, tra l’altro diziona: “Questi lumi paterni vengono accresciuti con la gloria del sangue materno,illustre di uomini famosissimi per  corazza militare non meno per la Toga Senatoriale che promanando dalla Nobiltà dei Picenardi già comprovata già da tempo da Documenti e da Diplomi Regi…” La Famiglia discende da Picenardo Picenardi, e fiorì a Borgotaro nel 1360. Un discendente di Picenardo, Bartolomeo, nel 1636, fu inviato alla Corte dei Farnesi a Piacenza dove venne Nominato Commissario Ducale col compito di condurre soccorsi alla sua patria assediata dagli spagnoli. Gian Luigi fu Ministro di alcuni Principi nelle Corti di Germania e condusse a termine il matrimonio dell’Arciduca Giuseppe d’Austria, poi Imperatore. Venne insignito e creato nel 1697 Libero Barone del Sacro Romano Impero. Silvio fu Tenente Colonnello delle Milizie Valtaresi nel 1728, grado ottenuto anche da Romualdo nel 1749 e Gian Luigi nel 1763. Un altro Silvio fu Cavaliere dell’Ordine di S. Stefano di Toscana e nel 1821 fu nominato da Maria d’Austria Consigliere di Stato ed insignito, all’infinito in via di primogenitura maschile col Titolo di Barone. Nel 1827, lo stesso venne nominato Cavaliere di Prima Classe dell’Ordine Costantiniano e nel 1836 Ciambellano di Corte. Maria Maddalena, figlia di Silvio, sposò Carlo Albertoni Conte di Maccherio e Patrizio Cremonese, il cui figlio aggiunse al suo Cognome quello di Picenardi. La Famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobile  col Titolo di Barone. Il  ramo spinato a Cremona diede alla patria ventisette decurioni, dei quali il primo fu Baldassarre eletto nel 10080, e l’ultimo Luigi elletto nel 1775. In questa Famigli vide i natali la Beata Elisabetta (1428-1468); Anton Maria, erudito, legato a Paolo III° e ai veneziani, e Capitano contro i turchi; Annibale, Castellano di Pavia nel 1529; Sigismondo Oratore a Filippo II° e Senatore di Milano; Sforza Capitano dei Fanti in Morea nel 1714, creato all’infinito coi suoi discendenti Marchese di Cavaltone dall’Imperatore Carlo VI°; Ottavio Vescovo di Reggio Emilia e Principe, morto nel 1722.

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