DI PARMA 

QUESTA famiglia si distinse per molti secoli tra le più  potenti di quella città, e produsse in ogni tempo personaggi  illustri,    quali   sono:  

Fiorito nel secolo XI. 

Orlando, detto Rubeus, comune stipite di tutti i Rossi di Parma, e di alcuni altri sparsi in diverse città d'Italia.

Fioriti nel secolo XII

 Alberto Rossi andò legato dei Parmigiani al congresso  di Crema nel 1175, onde conciliare alcune controversie con i  Piacentini e Pontremolesi, per render più formidabile la Lega  Lombarda.  

Gherardo,  console della repubblica  di Parma nel  1195.  

Orlando,  podestà  di  Parma nel  1180,  ed  in  essa venne  confermato per 10 anni, sebbene non fosse duratura che un  anno. Nel 1186 assistette in Milano all’ incoronazione di  Arrigo. Nel  1192  fu del magistrato  dei Consoli  che reggeva| Parma. Nel 1198 fu insieme a Guido Ruggieri posto al governo della città, con titolo di rettore. Nel 1199 acquistò il Borgo S. Donnino, che era stato tolto dai Piacentini. Nel 1200  fu  chiamato  podestà  a  Bologna,  e  nel  1201  nuovamente a Parma. Nel 1207 e 1212 lo fu di Modena, e nel  1515  di  Cremona.  Morì in età avanzata,  compianto da tutti i suoi concittadini. Di lui il Sansovino scrive i seguenti fatti (.... Nei tempi adunque de' Consolati d'Orlando s'accrebbe gran nome et autorità in Parma, conciossiachè rompendosi guerra tra i Parmigiani ed i Piacentini, che erano   confederati   coi   Milanesi,  Bresciani,   Comaschi,  Vercellesi, Alessandrini, e con molte altre città vicine, Borgo S. Donnino   fu  molto   astretto  da   quella  Lega.   Onde  trovandosi Orlando console insieme con Guido Borghetti, fatto  accordo   coi   Cremonesi,   Reggiani,   Mantovani   e   Milanesi, tratto fuori  il Carroccio, con un esercito molto potente assalì gli avversarj, e combattuto con loro valorosamente, non pur gli vinse ammazzandone molti, ma liberò Borgo S.  Donnino,   ritornandone   vittorioso   a   Parma    con    grossa   preda    e    con    più    di    200    cavalli,    ed   altri    fatti   prigioni.  Fece anche diverse altre operazioni a beneficio della patria, mostrandosi    parziale    difensore    di  S.Chiesa. Perciocché, essendo  venuto  in  Italia  l’anno   1210  Ottone IV imperatore,  che  celebrò   una  Dieta,   e  tenne   l’impero   per  10  anni,   deposto    da    Papa    InnocenzoIII,    che    in    suo    luogo    elesse  Federico  II,   gran   persecutore   della   Chiesa,   Orlando   favorì   la parte del Papa, non solamente in Parma, ma in diverse altre città di Lombardia, nelle quali aveva molto potere: onde,    siccome    prima    fu   di    grande   ajuto    ad    Ottone,    così  poi gli fu in ultimo Grande avversario. Lasciò anco ottimo nome di sè, per aver l’anno 1198, nel quale fu una incredibile carestia nella citta di Parma, sostenuto quel popolo con  le  sue  proprie  sostanze.  Fu  parimente  principale origine e    motore   nel   96,    che   si    desse    principio     a    fabbricare Parma il Battesimo, degno d'esser commendato per la molta sua bellezza.Furono similmente a suo tempo cavate le chiaviche di S.Croce, e fondata ed ampliata uella parte di città che si   chiama   in   Capo   di   Ponte,   ecc.).  

Sigifredo morì nel 1176, nella battaglia perduta nelle vicinanze di Busto dall’ imperatore Federico I contro la Lega Lombarda. 

Sigifredo II fu console della repubblica di Parma nell’anno 1184. 

 Sigifredo III fu console della stessa Repubblica nel 1197. 

Fioriti nel secolo XIII 

 Bernardino fu podestà di Firenze nel 1243, di Reggio nel 1248, e di'Orvieto nel 1264. 

 Bernardo, fiorito nel principio di questo secolo, sostenne con molto onore la carica di podestà in varie città d’ Italia. Era prima del partito Ghibellino, che abbandonò poscia per sostenere le parti della Chiesa. Fu preso ed ucciso dopo la vittoria che i Guelfi riportarono contro l'Imperatore all'assedio di Parma, essendogli caduto il cavallo mentre scorreva il  territorio  nemico. 
Gherardino fu podestà di Rocca Contrada nel 1277. 

 Gherardo fu del magistrato de’ Consoli di Parma nel 1193, e podestà di Borgo S. Donnino nel 1224. 

Giacomo fu podestà di Reggio nel 1266, e podestà di Padova nel 1273, dove viene ricordato per utili leggi, e  particolarmente per le monetarie. Nel 1287 questa città gli innalzò una statua nel prato della Valle. Due altri individui di questa famiglia e di questo nome furono parimente podestà di Padova, l’uno nel 1266 e l'altro nel 1312. 

Giacomo II, celebre soldato, si segnalò nella valorosa difesa contro l’imperatore Federico, che faceva guerra ai Parmigiani, indotti dai parenti d'Innocenzo IV ad abbracciare il  partito  Guelfo. Fu podestà  di Milano,  di Firenze,  d'Orvieto due volte, di Todi, di Mantova, di Perugia e di Pistoja. Nel 1297 fu capitano del popolo Modonese. 

Guglielmo fu podestà di Lucca, Modena e Milano, e capitano del popolo Bolognese. Fu per grandezza d^animo e di spirito non inferiore a qualunque altro dell'1 età sua. Egli ROSSI                  visse in continua guerra, sostenendo coraggiosamente il Tì1'1^^tito Guelfo, contro i Correg§io, i SanvitaH ed i Pallavicino potenti Ghibellini. Nel giorno 23 luglio del 1503, Gibertoi§ da Correggio fu acclamato signore di Parma, e Gu^lielmoll con tutta la sua fazione dovette abbandonare la città.     

Guglielmo fu podestà di Lucca, Modena e Milano, e capitano del popolo bolognese. Fu per grandezza d’animo e di spirito no inferiore a qualunque altro dell’età  sua. Egli visse in continua guerra, sostenendo coraggiosamente il partito Guelfo, contro i Correggio, i San Vitali e i Pallavicino, potenti di Ghibellini. Nel giorno 25 luglio del 1303, Giberto da Correggio fu acclamato signore di Parma, e Guglielmo con tutta la sua fazione dovette abbandonare la città. 

 Lupo ROSSI fu da Obizzo d'Este creato governatore di Modena, nel mentre che elesse Bernardo suo fratello vicario di Reggio, 1190. 

 Orlando fu podestà di Cremona nel 1224, di Pisa nel  1226, di Pavia nel 1227, di Modena nel 1233, di Rimini nel 1254, e di Mantova nel 1239. Nel 1231 si trovò al Congresso di Ravenna, tenuto dall’imperatore Federico II per premunirsi contro la Lega. 

 Orlando II fu podestà di Siena nel 1277, essendo quella città  perturbata  dalle  calamitose  fazioni  dei  Guelfi  e dei Ghibellini, e nel 1285 fu podestà di Bergamo.  

Uggero, personaggio distinto nella scienza legale e giudice della podestaria di Belluno.   

Ugo, podestà di Modena nel 1209. 

Ugolino, fratello di Guglielmo, fu capitano del popolo di Reggio nel 1278, podestà di Lucca per tre volte, di Milano, di  Modena, di Perugia tre volte, di Firenze e d’Orvieto. 

Bonifacio VIII, in compenso di aver sempre sostenuto il partito   Guelfo,  gli  conferì  la   carica   di  senatore  di  Roma. Nel 1304 fu eletto reggente della gran Corte della Vicaria del re Carlo II d’Angiò. 

 Ugolino fu podestà di Ferrara nel 1229, di Cremona nel 1237, di Pisa nel 1242, e di Firenze nel 1243.    

Ugolino II fu podestà di Genova nel 1230, nel qual anno fu con otto Genovesi spedito al Congresso di Ravenna.

 Ugolino III, proposto della cattedrale di Parma e capellano pontificio; seguì il pontefice Innocenzo IV, suo zio quando si recò a Napoli per impedire a Manfredi di Svevia il possesso di quel regno.

Fioriti nel secolo XIV. 

Andreasio, podestà di Piacenza nel 1325, fu creato cavaliere da Carlo, figliuolo del re di Boemia, nel 1332, alla vittoria di S. Felice nel Modenese, conseguita contro la lega stabilita a danni del Re di Boemia. Impossessatisi nel 1336 gli Scaligeri della città di Parma, Andreasio fu compreso nel terribile bando che esiliava la sua famiglia. Formatasi in Italia una lega contro Mastino Scaligero, egli col cugino Palamino ebbe la difesa di Pontremoli. Nel 1338  passò all’assedio di Verona. Fu in appresso podestà di Bergamo, Bassano e Firenze. 

 Bertrando, fratello di Giacomo, fu uno dei principali  promotori della sollevazione accaduta in Parma nel 1343 per nominare signore della città Luchino Visconti. 

Bertrardo II fu sempre alla Corte dei Visconti, servendo  colle armi,  e quale ambasciatore a diversi principi italiani   e stranieri.  Era uno dei più potenti signori di Lombardia,   avendo aggiunto alle molte sue signorie il ragguardevole   feudo di S. Secondo. 

Buoso, canonico della cattedrale di Parma, fu ucciso  all'assalto di Borgo S. Donnino, quando nel 1313  Guglielmo,   suo zio, lo tolse a Giberto da Correggio.  

Giacomo acquistò nel 1363 dalla cattedrale di Parma la ragguardevole signoria di S. Secondo, con tutti i diritti,  privilegi, mero e misto impero, e con una totale indipendenza del comune di Parma.

Guglielmo, da prima canonico della cattedrale di Parma, intraprese poscia la carriera delle armi, e si fece capo di un  forte partito guelfo nella patria, contrastandone la signoria  a Giberto da Correggio.

Marsilio militò in tutte le guerre d’Italia de suoi tempi e si distinse per sommo valore e perizia nell'arte militare.

Pietro Maria fu uno degli ambasciatori e sindaci che nel 1395 furono spediti a Gian Galeazzo Visconti per  congratularsi del titolo di duca conferitogli dall’imp. Vinceslao.

Rolando e Pietro, fratelli, peritissimi nell’arte della guerra, dopo aver perduta ogni speranza di mantenersi la  signoria di Parma militarono con grande distinzione in servizio dei Veneziani.  

Rosso podestà di Piacenza, creato nel 1327 dal legato pontificio. 

Stefano, uomo di lettere. Da lui si vuole sortita la  famiglia Rossi di Perugia. 

Ugolino vescovo di Parma, grande amico ed estimatore  del Petrarca.    

Fioriti nel secolo xv. 

 Bernardo ebbe i vescovadi di Cremona nel 1458 e di  Novara nel 1466, e morì in Roma due anni dopo. 

Giacomo vescovo di Parma, quindi governatore della  Marca d'Ancona, e per ultimo arcivescovo di Napoli,nel  14...  

Giacomo fu ai servigi di Francesco Sforza e di Giovanni  Bentivoglio, signore di Bologna. 

Guido fu nel 1478 eletto dal Duca di Milano, Governatore di Pontremoli e della Lunigiana, ed un anno stato condottiero di milizie dallo stesso Duca.-Servì pure i Veneziani contro Sigismondo d'Austria, e morì nel 1498.

Orlando, figlio naturale di Pietro Maria, fu cavaliere Gerosolimitano nel 1438, e combattè con gran valore alla difesa  dell'isola di Rodi contro i Turchi.     

 Pietro Maria II fu uno dei più distinti condottieri, degli  eserciti di Filippo Maria Visconti e di Francesco Sforza duca di Milano.                       

Fioriti nel secolo XVI 

Bernardo fu eletto vescovo di Belluno nel 1488, ove a sue spese edificò la cattedrale; nel 1499 venne nominato vescovo di Treviso; nel 1517 fu eletto vice legato di Romagna, e nel 1519 fu eletto governatore, di Bologna.

Bertrando fu ucciso all'assalto di Val Montone nel 1507, militando negli eserciti di Carlo V contro i Francesi.

Federico, protonotario e referendario apostolico, scrisse elegantemente in latino gli elogi dei Rossi illustri nelle lettere e nelle armi. Questo lavoro tuttora inedito si conserva nella biblioteca di Parma.

 Filippo Maria, conte di Berceto e Corniglio, militò agli stipendi della repubblica di Venezia, quindi in servizio di Lodovico il Moro, e per ultimo sotto i vessilli dell’imperatore Massimiliano, che lo nominò suo consigliere.

Giambattista maestro di campo d'un reggimento di fanti, in occasione di Enrico IV pensava di assalire la Lombardia.

Gian Girolamo nel 1530 ebbe il vescovato di Pavia.

Ippolito, vescovo di Pavia dopo la morte di Gian Girolamo suo zio. Nel 15585 fu creato cardinale dal papa Sisto V. Fu uomo molto pio, dotto, zelante e caritatevole.

Pietro Maria fu capitano di una compagnia d'uomini d'armi dello Stato di Milano.

 Pietro Maria II militò al servizio del Re di Francia, dal quale era tenuto in molta considerazione.

Sigismondo fu generale della cavalleria granducale di Firenze, e cavaliere dell’Ordine di S. Stefano di Pisa.

 Troilo prese servizio presso i Francesi, e seguì Lodovico XII nelle guerre di Lombardia.

Troilo, terzo marchese di S. Secondo, servì colle armi  la Francia, la Spagna ed il pontefice Giulio III, e ne ottenne grandi distinzioni.

Fioriti nel secolo XVII

Ettore, Federico, Scipione e Pietro Maria militarono nelle guerre di Piemonte contro i Francesi, ed in tutte le altre guerre sotto le bandiere Spagnuole. 

Troilo, fratello dei quattro su mentovati, in compenso dei suoi servigi fu insignito del Toson d'oro. 

Fioriti-nel secolo XVII 

Antonio militò in Catalogna in favore della Casa d’Austria nella guerra della successione alla Spagna, scoppiata per la morte di Carlo II. 

Federico ebbe il grandato di Spagna dall’ imperatore Carlo VI; e nel 1750 fu creato gentiluomo effettivo del Duca di Parma. 

Ippolito ebbe i vescovadi di Camerino e Fabriano nel 1736, e di Sinigaglia nel 1746. 

Scipione, undecimo marchese di S. Secondo, grande di  Spagna, consigliere intimo dell’imperatore, e ciambellano presso varie Corti, fu uno dei più qualificati gentiluomini di Lombardia. 

Sigismondo gesuita , morto nel 1799.     

Fioriti nel secolo XIX 

Ferrante, maresciallo nelle guardie del Duca di Parma, morto nel 1817. 

Guido, ciambellano e colonnello del Duca Di Parma, morto nel 1825. 

Luigi, capitano delle guardie del Duca di Parma, morto nel 1809. 

Portano per arma un leon d'oro in campo azzurro. 

 

ROSSI DI MORCO 

Domenico, di questa famiglia, riuscì un architetto di primo rango, ed ebbe somma reputazione, in Venezia dove sono sue opere principali la facciata della chiesa de Gesuiti, la chiesa di S. Eustacchio sul Canal Grande, il palazzo Cornaro e la strada ed il passeggio detto della Regina. Morì nel 1747. Paolo, suo figlio, ebbe pure fama di buon architetto, e morì sulla fine dello scorso secolo.  

 

ROSSI DI MONDOVI’ 

Di essa famiglia furono: Giulio Cesare, che nel 1642 avea il grado di colonnello; ed alcuni personaggi distinti nelle lettere, tra quali il P. Gambattista, gesuita, morto nel 1655, ed il canonico Vincenzo, autore di alcune opere teologiche. 

 

ROSSI DI CASALE MONFERRATO 

I Rossi erano, coi De Canibus, consignori di Frassinetto,Rossignano e Celle: si sottomisero al comune di Vercelli  nel 1218  -Vedi Casalis, Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli  Stati di S. M. il Re di Sardegna.    

 

ROSSI DI GUBBIO, MIIANO, PIEMONTE E PISTOJA 

Sono in Pistoia e in Uubbio i Rossi nobilissimi e antichi. Tali ancora in Milano furono stimati un tempo. Nel  Piemonte fiorì Valerio Rossi, segretario di quel Duca, e fu  nello Studio di Torino, Marco Antonio Rossi leggista famosissimo. Crescenzio, Corona della Nobiltà d'Italia. 

 

ROSSI DI VENEZIA 

Nelle guerre di Cipro militò Antonio Rossi, capitano della signoria di Venezia; ed Andrea fu gran segretario dell'eccelso Consiglio, e cavaliere, e venne adoperato nei maggiori bisogni della Repubblica. 

 

ROSSI O DE ROSSI DI SAVIGLIANO 

La famiglia DE Rossi, che  nel XIII secolo chiamata De Rubeis fu mai sempre distinta in Savigliano, e la troviamo appartenente circa al 1450 alla nobiltà popolare. Sebastiano DE Rossi, come sindaco di Savigliano, presentò nel 1668 l’arma della città alla ducal Camera per approvazione del  Blasoniere. Un ramo di questo casato acquistò poi il feudo di Pomarolo.

Novellis, Biografia d’illustri Saviglianesi.  

 

ROSSI DI TORTONA 

Da Parma un figlio di Bernardo Rossi, per le continue discordie dei Guelfi coi Ghibellini, passò a stabilirsi in Tortona, e i di lui discendenti ivi dimorarono sino al principio del secolo XII. Di essa stirpe fu Pietro, che nacque in Tortona sulla fine dell’undecimo secolo, venne assunto alla sede vescovile di Pavia dal pontefice Stefano X, e morì nel 1060, dopo di aver retto quella diocesi per più di dodici anni. Vedi Carnevale, Notizie per servire alla biografia degli uomini illustri Tortonesi. 

 

ROSSI DI BRESCIA 

Questa famiglia produsse uomini distinti, fra i quali meritano particolar menzione i seguenti: Berardo, conte di Valcamonica, che nell’anno 903  fu  uno dei commissari di Berengario contro gli Ungheri. 

Marchesio, che fu console in Brescia nell’anno 1127, insieme con Obizzone Poncarale, Oddone da Capriano, Raterio della Carza e Lorenzo Ballio. 

Azzone, cardinale del titolo di S. Anastasia, creato nell’anno 1130 dal pontefice Innocenzo II. 

Berardo II, console di Brescia, che nel 1258 non avendo voluto sottoscrivere all'accordo che fece la città con Ezzelino da Romano, fu da quel tiranno fatto rinchiudere in una  gabbia di ferro (fabbricata dal vescovo Sala per imprigionare alcuni eretici), ed esposto nel mezzo della piazza del Mercato Nuovo, dove morì di stenti e di fame dopo 9 giorni. 

Ottavio, letterato ed archeologo distintissimo, che morì nel 1628, lasciando molte opere istoriche, archeologhe, biografiche e poetiche, non poche delle quali stampate, ed alcune inedite.

 

ROSSI DI RAVENNA 

Girolamo fu molto erudito, e scrittore distinto della storia della sua patria.  

Bartolomeo fu il trentunesimo generale dell'ordine Carmelitano, gran teologo, oratore e filosofo profondissimo, del quale ne scrisse diffusamente il P. Falconi da Piacenza nelle sue Cronache.  

Francesco, canonico della metropolitana di Ravenna e vicario generale del vescovado d’Ancona, e autore di un'orazione e di alcune poesie in onore del cardinale Bandini, pubblicate nel l598.  

Antonio Maria esercitò in Roma per lungo tempo la medicina, e lasciò, morendo, molti scritti risguardanti la sua professione e l’astrologia.

Geltrude fu dama della Croce stellata. 

 

ROSSI DI BERGAMO

II  P.  Falconi  da  Piacenza,  nelle  sue  Cronache fa  pure  menzione di Angelo Rossi, bergamasco, maestro di teologia; generale procuratore della medesima religione, e reggente in Bologna con fama di  dottissimo cattedratico.

Collegamento alla galleria dei Rossi

ROSSI 

VETUSTISSIMA è la nobile. famiglia Rossi nella città di  Brescia, e se gli autori che scrissero dei Rossi di Parma avessero avuto più ampie cognizioni, non sarebbero così facilmente caduti in errore nell’averli voluti restringere in pochi rami, quando invece questa prosapia è diramata non solo per tutta l'Italia, ma anche nell’estere nazioni con titoli molto onorati. 

Un Bernardo Rossi, fu conte di Valcamonica, e nell’anno 902 di Cristo, fece parte dei commissari di Berengario che mossero contro gli Ungheri. Avvi un antico castello detto di Rossa, ch'ora non è che una piccola terra che passò dalla famiglia de Ceni, nobili Bergamaschi, e i quali ebbero, secondo il parere d'alcuni, rinvestitura da Bartolomeo da Bergamo; questo castello era di pertinenza dei Rossi che pel nome di quello venivano così addimandati. 

Marchesio Rossi o da ROSSA (come in Brescia più comunemente viene chiamata questa casa) fu console in Brescia l’anno 1127 insieme con Obizzone Poncarale, con Oddone da Capriono, con Raterio dalla Carza e con Lorenzo Ballio, siccome rilevasi dal pubblico Libro del Potere, fogl II . 

Azzone Rossi (fratello del detto Marchesio) venne creato cardinale da papa Innocenzo II in Ghiaramonte, col titolo di  S.Anastasia, siccome testificano il Panvinio ed il Giaconio  (Rossi, Elogi d'illustri Bresciani). 

L'Arma consiste in un leone rosso rampante in campo d’argento.

ROSSI DI BRISSAGO 

 

La seguente iscrizione che leggesi sul pavimento della chiesa parrocchiale di Brissago, ci ricorda uno dei più distinti personaggi che vantasse l’ Italia nel secolo decimosettimo, e che  dopo di aver reso segnalati servigi al pontefice e ad altri principi, morì in patria nel 1674. 

JO. DOMINICO DE RUBEIS 

OLIM. S. AMBROSIANE ECCLESAE 

VICARIO GENERALI 

ROMAE RAVENNAE  ET BONONIE 

JUDICI AD CRIMINALIA PRIMARIO 

PLUMBINI  ET VENUSIAE 

V. PRINCIPI 

VIXIT ANNOS  LXXVI 

OBIIT DIE NONA MENSIS DICEMBRIS 

ANNI  MDCLXXIV

 

ROSSI DI BOLOGNA 

Fino dal 1460 fiorì Bartolomeo, che fu uno dei  capi del Senato bolognese. Mino, conte di Pontecchio, fu parimente senatore di Bologna, e liberò la patria dalle armi di Lodovico re  di Francia, sborsandogli a nome del pubblico 40,000 scudi; e concluse la pace tra i Bolognesi ed il duca Valentino, generale di S. Chiesa. 

ROSSI DI FIRENZE 

Di questa famiglia ebbero fama; Stoldo, podestà Reggio, ed il cardinale Luigi, parente cogli stessi Duchi di Firenze.

 

ROSSI DI MANTOVA 

Ferrante Rossi, cav. di S. Stefano, consigliere di guerra e generale d'artiglieria, militò per Filippo II nelle guerre del Portogallo, ed in qualità di mastro di campo seguì don Giovanni Medici, spedito dal Gran duca di Toscana , in soccorso dell’imperatore Rodolfo II nelle guerre d’Ungheria; passò al servizio dei Veneziani e morì in Brescia nel 1618, con la  carica di soprintendente delle fortezze della Repubblica.

Orlando Carlo,  cavaliere del  Redentore  e governatore generale del Monferrato pei Gonzaga. Esso si trovò pure nella guerra  d’Ungheria contro i Turchi, seguendo lo insegne di Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova.

Ferrante II si trovò nelle guerre di Candia colla carica di colonnello di un reggimento di fanti. 

Arrigo fu capitano di corazzieri, e capitano generale  nel Monferrato pei Gonzaga.

 


[MENU] [STORIA] [CONSIGLIO] [GALLERIA] [DIANDRA] [ONORI] [MEMBRI] [VOLONTARI] [NOZIONI] [LINK]
[GUESTBOOK] [CONTATTACI] [NEWS]