Monumenti

CHIESA DI TORRE DE’ PICENARDI

CHIESA DI TORRE DE’ PICENARDILa chiesa parrocchiale sorge quasi davanti alla Villa ed è dedicata a Sant’Ambrogio. Fu costruita su commissione del Capitano Sforza Picenardi tra il 1710 ed il 1720. Durante la seconda metà dello stesso secolo i fratelli gemelli Ottavio e Luigi Picenardi modificarono e migliorarono il progetto. Nella chiesa si conservano preziosi dipinti, statue lignee e pregevoli arredi.L’altare maggiore e le balaustre del presbiterio, intarsiati con bella policromia di marmi, sono dono dei Picenardi come pure le ancone dorate dei quattro altari laterali. Pregevole è il quadro rappresentante Sant’Ambrogio e Cristo Trionfante che fino al 1779 fungeva da pala d’altar maggiore e che ora, dopo il restauro del 1997, è collocato, opportunamente illuminato, sopra la porta dell’ingresso centrale. Splendido è l’armadio collocato dietro l’altare maggiore, intagliato e dorato, realizzato da Francesco Pescaroli maestro del Bertesi sul finire del ‘500 nel quale son conservate numerose reliquie. Meritano di essere visti la seicentesca statua lignea di San Rocco del Bertesi , l’altare cinquecentesco dedicato a San Giuseppe ed i dipinti “Martirio di Sant’Apollonia “ di Giacomo Negretti detto Palma e “Miracolo della Beata Elisabetta Picenardi” attribuito al Nuvolone. All’esterno, alla sinistra della porta centrale, campeggia un obelisco in marmo con fregi scalpellati da Giovan Battista Cambi detto il Bombarda.

CHIESA DI S.MARIA DELLE GRAZIE.

La chiesa di S.Maria dell Grazie fu costruita dai fratelli Giovanna e prof.Vittorio Generali in memoria dei genitori. E’ in pietra a vista all’esterno, mentre all’interno è candida di marmi Prende il nome dal quadro di S.Maria delle Grazie dinnanzi al quale Padre Pio ( al quale la fam.Generali è molto devota ) soleva pregare.Il quadro fu trasferito da S.Giovanni Rotondo il giorno stesso dell’inaugurazione che aavvenne il 26 settembre 1970 ad opera di S.E. il Cardinale Corrado Ursi, Arcivescovo di Napoli. E’ tradizione che ogni anno la Domenica delle Palme, prima della S.Messa i parrocchiani di Torre de’ Picenardi si rechino in processione presso questa chiesetta per assistere alla benedizione dell’ulivo

IL VILLINO DI TORRE PICENARDI

In fondo a via Cavour (el Gheèt ),circondato da un magnifico giardino all’italiana di 40 pertiche cremonesi acquistato negli anni trenta dal cav.Umberto Vesconi, si erge il Villino, ora proprietà del figlio dr.Sergio.Molto interessante l’edificio vicino al cancello d’ingresso, costruito nel 1826 su progetto del Voghera che disegnò anche le colonne doriche ed il villino accanto, edificato nel 1899 dall’arch. cremonese Repellini. Appoggiato ad una torre merlata di stile gotico di singolare bellezza, il villino è ornato di cornici di terracotta, di motivi d’arte e di un bassorilievo riproducente una Madonna del Settignano .Su di un a piccola altura c’è un tempietto dorico dedicato a Priapo,” Hortorum custodi vigili” e su una collinetta l’edificio rotondo d’ordine corinzio dedicato a Castore e Polluce che vuol richiamare l’amore fraterno A due passi, sornione, scorre il limpido Bolla.

TORRE DE’ ANGIOLINI-ILPAESE

In origine si chiamava San Salvatore della Torre ( l’attuale San Salvaduur dialettale ) e se ne trova traccia per la prima volta nei documenti del XIII secolo concernenti le decime, conservati presso l’archivio Gonzaga di Mantova. Nel 1387 negli Statuti di Cremona leggiamo di Case de’ Chatis e di Turris Anzelini de Surdis ( che nel 1468 prenderà il nome l’attuale nome di Torre Angiolini) a proposito di epidemie sviluppatesi nel nostro territorio

SAN LORENZO PICENARDI - IL PAESE

Era San Lorenzo de’ Faroldis come si legge nelle pergamene dovaresi del XIII sec. Conservate nell’archivio Gonzaga di Mantova. Di origini longobarde significa “Fondo rustico dei contadini semiliberi” Si ha traccia per la prima volta di San Lorenzo Picenardi nel ‘400, quando San Lorenzo, come del resto Torre, fece da sfondo alle lotte tra Cabrino Fondulo ed i Visconti e come si può leggere in corrispondenze del marchese di Mantova ( 1438 ) che esalta le imprese del suo fedele armigero Boldrigo Tedoldi da San Lorenzo Picenardi.Nel 1713 rifiutò di essere infeudato non gradendo il marchesato di Sforza Picenardi. Fu comune con propria amministrazione e dal 1868, con decreto del re Vittorio Emanuele II, fa parte del comune di Torre de’ Picenardi

SAN LORENZO PICENARDI – LACHIESA

La parrocchiale sorge nel centro del paese, sotto un’imponente campanile di 49 metri, è di stile toscano all’esterno e ionico all’interno. Fu terminata nel 1698 a spese pubbliche e con il contributo del Cav.Giacomo Sforzosi. Decorata agli inizi dell’ottocento, è ricca di buoni stucchi di Domenico Poffa. L’abside fu dipinta dal Borboni. L’altare maggiore intagliato da Giuseppe Spara alla fine del ‘700, fu di nuovo dorato e dipinto a finti marmi da Giovanni Zambelli nel 1790.I sedili del coro e l’armadio della sacrestia sono opera di G.B.Aimo, mentre le cappelle sono dipinte da Massarotti, Giovanni Tosi e Zaist. L’organo, che prima era nella chiesa di San Bartolomeo a Cremona, è opera dei Vitani e restaurato dai Montesanti

CASTELLO DI SAN LORENZO PICENARDI

CASTELLO DI SAN LORENZO PICENARDIIl Castello di San Lorenzo Picenardi, immerso in un parco di 50.000 mq. verdeggiante e ricco di giardini e piante anche secolari, sorge, immenso e maestoso in prossimità della statale n° 10, Padana Inferiore. Per dimensioni è la più grande residenza castellata del cremonese e probabilmente della Lombardia. La prima memoria scritta di questo fortilizio è del 1428 e se ne trova testimonianza negli archivi milanesi. L’aspetto attuale risale al 1829 ed è merito dell’Arch. Luigi Voghera che si ispirò all’immagine dei castelli medioevali. Circondato da un’antica cerchia di mura esterne, originaria dell’alto medio evo ( sec. IX ) e mai rimaneggiata nel tempo, è visibile anche da grande distanza, pur non sorgendo su un’altura, grazie alle sue sei torri ed alle ampie merlature. Inoltrarsi in questa residenza immersa nel verde, seguirne i percorsi e visitare il parlatorio, la sala delle stagioni, la sala del giovinetto, il salone delle cerimonie, la sala di Apollo e la sala rosa significa lasciarsi alle spalle il frastuono della modernità e farsi avvolgere dall’atmosfera suggestiva ed incantevole del sogno, del ritorno al passato, della memoria, che in ogni pietra, in ogni scorcio del castello ha lasciato la sua impronta seducente. Naturalmente non manca la cappella, tutta medioevale, ricca di tracce architettoniche tardo romantiche e gotiche, dedicata a Santa Vittoria. Alcune sale del castello sono adibite a ricevimenti, banchetti, meeting e convention. Le visite guidate sono possibili dal giovedì alla domenica dalle 16.00 alle 22.00.

SAN LORENZO PICENARDI – VILLA MARTINI CASCINA GRANDE

La villa, databile a circa metà ottocento, è immersa nel verde di un grande parco. Elegante nella sua semplicità ed austerità, è uno degli esempi più imponenti di villa di questo periodo. Una volta casa di villeggiatura dei sigg.Vidoni ed Ardemagni ed ora proprietà della fam. Martini questa villa fa parte integrante della Cascina Grande. Sorge maestosa a spiare i passeggeri della strada napolenica Cremona.Mantova, la strada più larga d’Italia, ora statale n°10.

CANOVE DE’ BIAZZI-IL PAESE

Viene citato Ca’ Nove in documenti del Dott.F.C.Carreri che racconta di lettere del 1468 e 1472 dei podesta di Isola Dovarese e di Canneto al Marchese di Mantova per informarlo della peste scoppiata e delle vittime che ha mietuto a San Lorenzo ed a Ca’ Nove. Queste le ipotesi più probabili ed attendibili sulle origini del nome e del paese. Ca nove significa case nuove. Biazzi è il cognome di una famiglia del luogo, nota per aver dato un militare, certo Biazo , ai Gonzaga di Mantova, come scrive il Vicario di Mariana in una lettera del 4 settembre 1511. I Biazzi avevano possedimenti in questi luoghi o lo stesso Biazo li ricevette in premio per il suo valore militare.

POZZO BARONZIO-IL PAESE

…Lo storico Astegiano ricorda che di “ Peteus Baroncii “ si parla già in atti e documenti del milleduecento. E’ assai probabile che il paese sia di origine longobarda .La radice “ bar” significa cespuglio, in senso lato campodacoltivare,campocintato. Nel Medio Evo Pozzo Baronzio era munito di rocca che fu assediata nel 1312 dalle truppe ghibelline di Cremona al comando del podestà Giovanni Castiglioni per ordine dell’ImperatoreArrigoVII. …Nel 1648 i Gallo-Sardi-Estensi misero a ferro e fuoco il paese imprigionando molti abitanti …Il territorio di Pozzo Baronzio fu bonificato dai monaci, qui rimasti fino alla soppressione Napoleonica del 1810, i quali tennero un pozzo d’acqua potabile per dissetare tutta la comunità residente. Pozzo Baronzio significa quindi . Pozzo d’acqua in un campo cintato. Si dice che vi fossero due castelli e la notizia non fa certo scalpore poiché qui si vive in pace e tranquillità e come riferisce il De Vecchi, quando dominava Carlo V, Pozzo Baronzio era il diporto dei Baroni di Spagna che qui smaltivano le fatiche di governo. Un castello era situato tra le attuali vie Ugo Foscolo,via Mameli, via Manzoni e via Pascoli, l’altro si ritiene possa essere l’attuale Castel Persegano.

CHIESA DI POZZO BARONZIO

CHIESA DI POZZO BARONZIOLa costruzione della chiesa a tre navate dedicata all’Assunta si può far risalire al milleseicento. L’impianto a tre navate fu ampliato tra il 1920 ed il 1925 con l’aggiunta di una campata e della facciata, su disegno del Camelli. Nel piccolo ed angusto presbiterio sembra esaltarsi uno splendido altare ad intarsio marmoreo raelizzato nel 1743. Nell’abside c’è, ben conservata, una tela raffigurante la Madonna Assunta , copia del quadro di Bernardino Campi, conservato nel Civico Museo di Cremona.

CA’ DE’ CAGGI-IL PAESE

E’ di probabili origini longobarde.Negli statuti di Cremona viene citata per la prima volta nel 1387 Case de’ Chatis. Su testi parrocchiali del 1516 troviamo Cha de’ Catti e sempre dalla stessa fonte nel XVII secolo Ca’ de Catti.Il 20 marzo 1865 con decreto del Re d’Italia Vittorio Emanuele II, veniva istituito il Comune di Ca’ de’ Caggi che rimase indipendente fino al 31.12.1867. Nel 1895 il piccolo centro dipendeva dalla Pretura di Piadena, Mandamento di Pescarolo come si legge sulla facciata esterna alla sinistra del portone d’ingresso della cascina Pallavicino. Merita di essere ricordato che in questa piccola frazione nel 1939, primo in Italia, sorse un centro sperimentale di fecondazione artificiale dei bovini voluto e seguito personalmente fino al 1955 dal veterinario condotto dottor Domenico Vighenzi.

CA DE’ CAGGI – LA CASCINA PALLAVICINO

La cascina Pallavicino è di origini settecentesche ed è una tipica cascina-lavoro della bassa Lombardia. Comprende la villa padronale, la casa del fittabile con il forno e le abitazioni contadine di tipo ottocentesco. E’ presente una chiesetta dedicata a San Carlo Borromeo, il cui Oratorio con matroneo ( caratteristica rarissima in provincia di Cremona ) fu restaurato nel 1830 dal Marchese Ludovico Antonio Pallavicino Le notizie storiche sono tratte da scritti del dott. F.C.Carreri e di Guido Sommi Picenardi dati alle stampe rispettivamente nel 1895 e 1909 e da pubblicazioni e manoscritti del maestro Gianni Guerreschi.

 

Indietro   Storia

 

                                          


[MENU] [STORIA] [CONSIGLIO] [GALLERIA] [DIANDRA] [ONORI] [MEMBRI] [VOLONTARI] [NOZIONI] [LINK]
[GUESTBOOK] [CONTATTACI] [NEWS]