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Beata Elisabetta Picenardi 19
febbraio Elisabetta nacque verso il 1425, forse a
Cremona. Frequentava la chiesa di san Barnaba, a
Mantova, officiata dai Servi, presso la quale abitava si
consacrò al Signore e rivestì
l'abito
del nostro Ordine verso il quale dimostrò sempre grande
predilezione: nel testamento, datato un anno prima della
sua morte, lasciò ai frati il breviario e trecento
ducati per il culto della chiesa. Grande fu il suo amore
all'Eucaristia e alla Madre di Dio. Morì nel 1468. Pio
VII ne approvò il culto nel 1804. Il suo corpo, già
deposto nella chiesa di san Barnaba, dopo la
soppressione del convento fu trasportato nel paese di
Tor dei Picenardi (Cremona). Orazione La beata
Elisabetta, o Signore, nel tempo della sua vita terrena
ti fu accetta per la sua familiarità con la Vergine
Madre: fa' che anche noi, sul suo esempio e per la sua
preghiera, possiamo vivere in modo degno e a te gradito.Per
Cristo nostro Signore.

Beata Elisabetta di Mantova
(Bartolomea Picenardi) Vergine 19 febbraio Mantova,
1428/30 - 19 febbraio 1468
Etimologia: Elisabetta= Dio
è il mio giuramento, dall’ebraico
Emblema:
Giglio La beata
Elisabetta Picenardi nacque a Mantova tra il 1428 e il
1430 dal nobile cremonese Leonardo e dalla mantovana
Paola Nuvoloni. Il padre era al servizio dei Gonzaga e
aspirava per lei un matrimonio con qualche nobile della
città, ma lei invece decise di restare vergine come
Maria, di cui aveva una intensa devozione.La decisione
era certamente scaturita dall’influenza della
frequentazione con i frati dei Servi di Maria, del
vicino convento di S. Barnaba, che nel 1448 era passato
all’allora recente Congregazione dell’Osservanza. Vestì
l’abito delle ‘Mantellate’ a 20 anni, le quali operavano
nelle loro abitazioni ma collegate fra loro essendo
religiose; la sua vita consacrata fu breve ed intensa
,non presentando esteriorità di rilievo.Divenne ben
presto orfana della madre e dopo la morte del padre,
avvenuta nel 1465, lasciò la casa paterna ritirandosi in
casa della sorella Orsina sposata con Bartolomeo Gorni,
in una cella a lei riservata. Abitava nella contrada del
Cigno, poco distante dalla chiesa di S. Barnaba dei
Servi di Maria, in cui si recava ogni giorno, ricevendo
spesso l’Eucaristia, cosa rarissima secondo le usanze
dell’epoca, confessandosi dal suo padre spirituale fra’
Barnaba da Mantova e recitando il Divino Ufficio come i
religiosi; per la sua grande devozione alla Madonna,
tanti si rivolgevano a lei per ottenerne l’intercessione.Un
anno prima della morte, di cui presagì il momento, stese
il testamento lasciando il proprio breviario e trecento
ducati ai Servi. Morì il 19 febbraio 1468; nel
prepararne la salma, si scoprì che portava il cilicio e
una ruvida fascia penitenziale; venne sepolta nella
tomba di famiglia in S. Barnaba, ebbe subito un fama di
santità e di operatrice di miracoli fra cui quello della
salvezza di una bambina caduta nel lago e rimasta per
mezz’ora sott’acqua.Vi è un affresco datato 1475 che la
raffigura con l’abito delle suore dei Servi, il suo
corpo a seguito delle soppressioni francesi del 1799, fu
trasferito nella chiesa dell’oratorio gentilizio del
castello di Tor de’ Picenardi, nella zona di Cremona, in
seguito fu sistemato nella chiesa parrocchiale locale.
Papa Pio VII il 20 novembre 1804 ne approvò il culto,
esteso oltre che all’Ordine dei Servi, alle diocesi di
Mantova e Cremona. |