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NEL MEDITERRANEO:
« OGNI COSA
VERRÀ
IL CREPUSCOLO
AVRA’ FINE »
On. Prof. GIUSEPPE AMBROSINI
Incaricato d’Affari del Parlamento Mondiale
presso la Svizzera
« Nella grande visione che ho avuto in gioventù, quando avevo
conosciuto soltanto nove inverni, c’era qualcosa la cui importanza
col passare delle lune mi è parsa diventare sempre maggiore.
Riguarda la nostra Sacra Pipa e l’importanza che essa riveste per la
nostra gente.
Ci è stato detto dai Bianchi, o almeno da quelli che sono cristiani,
che Dio mandò suo Figlio agli uomini per ristabilire l’ordine e la
pace sulla terra; e ci è stato detto anche che Gesù Cristo fu
crocifisso ma che ritornerà al Giudizio Finale, alla fine di questo
mondo o ciclo.
Questo io lo capisco e so che è vero, ma i Bianchi dovrebbero sapere
che anche per la gente rossa, per volere di Wakan-Tanka, il Grande
Spirito, un animale si trasformerà in una persona con due gambe per
portare la Sacra Pipa alla sua gente; e anche a noi è stato
insegnato che quando Donna-Bisonte-Bianca che ci ha portato la Sacra
Pipa riapparirà alla fine di questo mondo; e noi Indiani ora
sappiamo che questo ritorno oramai non è molto lontano.
La maggior parte della gente la chiama « Pipa di Pace », tuttavia
ora non c’è pace sulla terra, neppure fra vicini di casa, e mi è
stato detto che è trascorso molto tempo da quando la pace era nel
mondo.
Si parla tanto di pace fra i cristiani ma sono solo parole. Può
darsi però, e questa è la mia preghiera, che attraverso la nostra
Sacra Pipa e attraverso questo libro in cui spiegherò quello che
essa è veramente, la pace giunga a quei popoli che sanno capire,
capire con il cuore e non con la mente soltanto.
Allora essi si renderanno conto che noi Indiani conosciamo l’unico
vero Dio, e che lo preghiamo continuamente.
Ho voluto fare questo libro spinto dal solo desiderio di aiutare la
mia gente a comprendere la grandezza e la verità della nostra
tradizione e anche per contribuire alla pace sulla terra, non solo
fra gli uomini ma anche nel loro intimo e in tutto il creato.
Dovremo capire bene che tutte le cose sono opera del Grande Spirito.
Dovremo renderci conto che Egli è in tutte le cose: negli alberi,
nelle erbe, nei fiumi, nelle montagne, e in tutti i quadrupedi e
negli esseri alati; e, cosa anche più importante, dovremo capire che
Egli è al di sopra di tutte queste cose e di tutti gli esseri.
Quando avremo fatto nostro tutto questo nel profondo del cuore,
allora temeremo, ameremo, e conosceremo il Grande Spirito e allora
saremo, ci comporteremo e vivremo come Egli intende».
Così scriveva il 25 dicembre 1947 a Mondersano nel South Dakota,
Alce Nero, appartenente al ramo Aglala dei Teton Dakota, una delle
nazioni più potenti della Famiglia Sioux.
Alce Nero, al pari di capi di altre nazioni e di popoli di altro
colore, aveva visto la prosperità del suo popolo, aveva conosciuto
la sconfitta, poi aveva osservato e « scoperto » l’uomo bianco,
viaggiando per l’Europa con Buffalo Bill, divenendo in seguito un
saggio ed un sacerdote.
Il testamento spirituale ed il sogno profetico di questo « grande
uomo della razza rossa» diventa ogni giorno più attuale in quanto i
confini territoriali diventano sempre più stretti, e le razze umane
coi diversi colori della pelle, premono alle frontiere, diventano
ospiti del vicino, ed il tempo e lo spazio dell’apprendimento di una
nuova corrente culturale diventa potere di una frazione di tempo.
Quindi, la guerra, la pace, la conquista, il potere sono imperativi
che dominano, travagliano e distruggono l’uomo, la sua famiglia e la
sua casa indipendentemente dal suo credo e dal colore della sua
pelle. I mezzi di informazione, della mondovisione, dei satelliti,
che con sofisticati mezzi elettronici spiano ogni movimento, portano
direttamente l’immagine di massacri, di catastrofi immani provocate
dall’uomo o dalla natura, direttamente nelle nostre case,
mostrandoci drammaticità cromatiche e quasi facendoci sentire
l’odore della morte.
La guerra! Il dramma! I morti! I nostri figli con il latte del seno
materno succhiano l’essenza della guerra, della sopraffazione, della
conquista, della schiavitù.
In contrapposizione, in ogni parte del mondo si urla allo scandalo,
si formano organizzazioni laiche e religiose che parlano di pace,
vogliono diffondere la pace, molte volte ubriacando i loro seguaci
con la droga e con il sesso, creando un’altra guerra, ancor più
crudele e disumana, atta a manipolare biologicamente e psichicamente
gli esseri umani.
Ed ancora al di là di uno scudo spaziale, di una tragedia, altre
sottili guerre minano l’esistenza dell’uomo, direttamente nella sua
casa, senza spargimenti di sangue, ma attraverso informazioni,
messaggi, immagini e suoni subliminali, atti a condizionare le
folle, ad autonomizzare interi apparati. Guerre affrontate da armati
si alternano a guerre programmate da computers, da mezzi della
persuasione occulta, che inevitabilmente spostano i normali
equilibri e creano nuovi « credi ».
Analizzando la storia antropologica e la storia naturale, appare
utopico pensare alla costruzione di una comunità umana, animale e
vegetale, priva di guerre; utopico appare la costruzione di un
ecosistema impostato su un ipotetico « San-gri-là », dove gli
istinti e le prevaricazioni, raggiungano un’estasi che possa
sublimarli.
I libri sacri di ogni teologia ammoniscono l’uomo, a volte
facendogli balenare l’ombra di catastrofi totali avvenute o future,
come ci è di esempio il « Diluvio Universale » e la profezia
dell’Apocalisse. Analizzando il Vecchio Testamento, il concetto del
castigo, della rabbia, dell’Ira Divina Il che distrugge uomini e
cose, è sempre presente, quasi un motivo dominante connesso alla
genesi dell’umanità.
Anche la teologia orientale non è da meno.
Per esempio nelle « Foglie del Giardino di Morya » nel versetto 231
leggiamo:
« Scudo e lancia!
Dio ha benedetto i guerrieri.
Ogni cosa verrà. Il crepuscolo avrà fine.
Non pensi che la Coscienza sia in convulsione?
Noi sappiamo come si svolge la battaglia.
Il piano del Creatore non può essere mutato.
Fin dal Principio gli oscuri s’opposero.
Fin dal Principio noi vincemmo ».
La recente storia dell’uomo ha fatto tecnologicamente e
scientificamente dei passi da gigante, portando gli sforzi delle
loro menti migliori alla ricerca di schieramenti non solo di difesa,
ma principalmente di offesa.
Il concetto della guerra è radicato in ogni forma vivente, basta
osservare la scomparsa di intere specie dovute alla conquista di
altre, come i topi scuri che distruggono i chiari, e degli abeti
rossi che distruggono i larici, mentre questi ultimi vengono
insidiati dalle betulle.
Fatte queste doverose premesse, visto che con un colpo di spugna non
è possibile parlare solo di pace, il discorso va spostato sulla
sicurezza dell’uomo in rapporto ad aggressioni belliche o naturali.
Gli equilibri di intere nazioni sono soggetti non solo al volere di
« capi » con ambizioni espansionistiche, quindi belliche, ma anche
al « volere » di squilibri metabolici della terra, provocati quasi
sempre dall’uomo con inquinamenti e uso irrazionale degli
ecosistemi.
Nel vertice tenutosi recentemente a Villa Olmo, in quel di Como, gli
scienziati intervenuti hanno lanciato un monito all’Umanità:
« Rischiamo la catastrofe se non proteggiamo l’ambiente ».
« L’uomo ha troppo spesso offeso l’ambiente — scrive Renato
Ranghieri — nel suo processo evolutivo concitato e talvolta
sconsiderato.
Gli effetti di queste imprevidenze si toccano quotidianamente con
mano in Italia come all’estero e il vertice di Como rappresenta un
decisivo passo avanti per affrontare senza ulteriori indugi un
fenomeno che altrimenti rischia di portarci alla catastrofe. I
segnali che indicano una situazione a
grave rischio sono numerosi ed ormai datati. Qualcuno ricorderà
l’avvelenamento da cui rimasero vittime pescatori giapponesi di Baia
Minamota a causa di una industria che riversava i propri rifiuti
tossici in mare: ed eravamo negli anni Sessanta.
Anche nell’Antartide sono state rinvenute tracce di DDT e PCH che
denunciano la vastità dell’avvelenamento sulla terra.
La navicella oprannazi nel corso della sua diciassettesima
esplorazione nello spazio, nelle alte atmosfere rilevò una presenza
di gas « freon » doppia rispetto a quella prevista.
Come sappiamo il « freon » è il propellente contenuto nelle
bombolette spray che si libera nell’atmosfera andandosi a fissare
nell’ozono, elemento che funge da filtro per le radiazioni solari.
Questi sono i casi più clamorosi. Esistono a decine i casi di
inquinamenti delle falde acquifere, di avvelenamenti di laghi e
fiumi, di autotrofizzazione dei mari, di impianti industriali che
distruggono intere comunità con l’inquinamento da diossina.
In rapporto a queste problematiche, agli studi sull’inquinamento,
sono sorte tante organizzazioni nazionali ed internazionali, sia
pubbliche che private, ma il « nemico “ è sempre alle porte, con
conseguenze catastrofiche.
Il nostro è un Parlamento per la Sicurezza e la Pace.
Un organismo oprannazionale, formato da Uomini e Donne, altamente
qualificati che si sono posti al servizio dell’Umanità, non già con
il sogno irreale di poter sanare ogni male, ma di contribuire a far
capire all’uomo che, malgrado la guerra e le catastrofi incombono
sull’umanità come un male incancellabile, è però possibile
premunirsi al fine di essere sempre pronti ad aiutare il prossimo,
dando loro una preparazione tecno-scientifica adeguata per le varie
necessità e vicissitudini che possono all’improvviso incombere sugli
uomini.
L’internazionalità del nostro Parlamento deve costituire un faro
orientativo, una guida, una traccia indelebile e deve unire la
saggezza dei passato con il tecnicismo del presente e le previsioni
futuribili. Forse, questo è il concetto biblico che tutti abbiamo
appreso da Noè, dalla sua Arca e dalla conservazione delle specie
animali e vegetali che hanno portato alla ripopolazione del mondo.
Per questi motivi. Onorevoli Colleghi riuniti in quest’ Assemblea,
in un momento così drammatico non solo per le sorti del mondo, ma
per le nostre case, per il nostro Mediterraneo, per le nostre genti,
noi dobbiamo andare, al di là dei nostri Seggi di Deputati e
Senatori, a creare movimenti di Pace fra l’opinione pubblica con i
mezzi di comunicazione di cui disponiamo.
In una corale unanime assemblea dobbiamo propugnare una « Lega di
tutte le Nazioni del Mediterraneo », indipendentemente da ogni Fede
Religiosa e da ogni Razza, indicando una visione di Pace e Sicurezza
per uno sviluppo economico, culturale e sociale affrontato con piena
collaborazione e solidarietà fra tutte le nazioni rivierasche che
hanno sbocchi, interessi e traffici nel Mediterraneo.
Gli Stati interessati: Italia, Jugoslavia, Francia, Albania,
Turchia, Siria, Libano, Israele, Egitto, Palestina, Marocco, Cipro,
Libia e Malta, trovano origine da culture e religioni diverse, che
comunque possono sicuramente integrarsi tra di loro in un discorso
unitario dove la Pace e la Sicurezza non devono intendersi come un
immobilismo sterile ed improduttivo modo di essere, ma come uno
stimolo che potrà portare ad un benessere produttivo.
Ognuna delle Nazioni citate dispone di proprie tecnologie, di
scienziati, industrie diversificate, che molte volte mancano ad
altre nazioni della « Lega », pertanto solo auspicando una sicurezza
fra le varie nazioni si invoglieranno gli interscambi, i commerci, i
nuovi flussi culturali.
Il cittadino di ogni Nazione della « Lega Mediterranea » non dovrà
sentirsi « straniero » fra le varie Nazioni della « Lega », ma
coordinatore e protagonista di un periodo storico, destinato a
cambiare le varie pedine su quella grande scacchiera che si chiama
Mediterraneo. Scacchiera e non polveriera, pronta ad esplodere ad
ogni mutare politico dei vari Capi di Stato che si alternano.
Per questo mi auguro che la « Lega del Mediterraneo » idea che,
anche se appare utopica, possa dare dei frutti anche all’insegna di
un Parlamento Mondiale che è al di sopra di ogni interesse nazionale
e può fare da mediatore fra le varie parti interessate.
Non
esiste l’Uomo Buono e l’Uomo Cattivo, esiste l’Uomo; non esistono
Nazioni Aggressive e Nazioni Pacifiche, esistono Nazioni.
Sia l’Uomo che la Nazione non possono cancellare di colpo i loro
retaggi, trasformarsi per piacere ad altri, ma guardare al futuro
con una visione di Pace.
E’ quanto mi auguro.

ALCE NERO, NATO INTORNO AL 1860-1865, (RAMO OGLALA
DEI TETON DAKOTA – SIOUX ) DALLA SUA BIOGRAFIA - RUSCONI 1986.
Nota: seconda conferenza sulla sicurezza nel Mediterraneo –
interventi poltico-diplomatici per la realizzazione di una pace
sicure tra i popoli rivieraschi – 3,4 maggio 1986 – International
Parliament for Safety and Peace -
Nozioni
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