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Un papa diabolico. Nel
1954, la Repubblica Italiana per
commemorare la XXIIà
assemblea dell’Interpol ha emesso una serie di francobolli.
Nei due valori da 25 e 60 lire,
compare l’Arcangelo Michele che calpesta il drago,
riproduzione di Guido Reni. A prescindere dal fatto che sembra
siano questi gli unici francobolli in cui è raffigurato
satana, ciò che però pochi sanno, che a Guido Reni diede la
diavolo il volto del pontefice Innocenzo X°, per vendicarsi di
certi maltrattamenti personalmente subiti e delle fiere
persecuzioni che Innocenzo faceva ai nobili Barberini
protettori dell’artista.
Innocenzo X° fu anche
il persecutore dell’Ordine Religioso degli Ambrosini, dei suoi
capi e degli Ambrosini stessi. Innocenzo X°
(Gianbattista Panfili, romano, nacque nel 1574 e morì
nel 1655), papa dal 1644, subì l’influsso della cognata, donna
Olimpia Maidalchini; nel 1653, condannò le quattro
proposizioni di Giansenio.
Con bolla “Quondam”,
in data
1 aprile 1645,decretò l’annichilazione dell’Ordine
degli Ambrosini già iniziata da Urbano III, ordinando la
distruzione di tutti gli archivi e assegnando al cardinale
Odescalchi tutte le terre, le proprietà e i titoli nobiliari
goduti dagli Ambrosini. Con l’aiuto dei Giansenisti francesi e
dei Principi del Grande Gotha, un ramo degli Ambrosini arrivò
nel Golfo
Persico, continuando la Storia (15-4-1763) 1. Con la morte del
loro persecutore, ripresero qualche benessere, ma in Italia la
persecuzione durò a lungo.
Negli archivi
d’importanti Case Reali ed Imperiali i documenti degli
Ambrosini rimasero al riparo del rogo e del tempo. I
Discendenti di queste Case Sovrane, con filo diretto vollero
ricucire una Storia Antica, ridando all’ultimo Discendente
degli Ambrosini, quanto un papa diabolico aveva tolto.
L’Ordine Religioso degli Ambrosini, ha lasciato di sé poche
tracce, essendosi spento nella prima metà del ‘600, in quel di
Milano.
Le poche notizie che
si hanno si riferiscono a questi Frati, detti anche Frati di
SS. Barnaba e Ambrogio at Nemus, possedevano nel secolo XVII°,
in Milano, un Monastero con Chiesa detta di S. Primo, alla
quale era annessa anche la Parrocchia che fu poi divisa in tre
parti, di cui una toccò a S. Bartolomeo, la seconda a S.
Babila e la terza
a S. Andrea.
La Chiesa o Convento
dell’Ordine si trovava a porta orientale, al principio della
cosiddetta
Strada Marina ed era unita al Collegio Elvetico, si sa
che al principio del ‘600 era Protettore degli Ambrosini il
Cardinale Giulio Roma di Milano. Dal 1481 era stata loro
affidata dalla città la cura della Chiesa di S. Ambrogio della
Vittoria, eretta a Parabiago in ricordo della Vittoria ivi
ottenuta dai milanesi su francesi e svizzeri nel 1339; e i
Frati dell’Ordine vi vennero a poco a poco formato un vero
convento; tanto che crescendo l’importanza della nuova casa,
poterono istituirvi un Priore.
Sorse però una
controversia fra la città e l’Ordine degli Ambrosini (chiamati
anche Ambrosiani), a dirimere la quale si interpose il
Cardinale Roma, che fece varie proposte, senza trovare
tuttavia favorevole accoglienza, esigendo il Consiglio
Generale della Città il ripristino dei patti primitivi, o la
rescissione del contratto fra la Rappresentanza Civica e
l’Ordine di S. Ambrogio at Nemus. Gli Ambrosini, nella
contesa, erano decisi a dare ampia soddisfazione all’altra
parte, quando giunse la notizia dell’annichilazione, ossia
dell’abolizione della loro religione, decretata da Innocenzo
X°, con
bolla Quondam
in data 1° aprile 1645,
per cui, i monasteri degli Ambrosini venivano eretti in
benefici secolari, e quello di Parabiago e gli altri della
provincia milanese venivano assegnati in commenda al cardinale
Odescalchi.
(Bibl.
M. Cremosano –Memorie storiche
Milanesi,
Archivio Storico Lombardo, 1880, p.277, A. Giulini, ibidem,
1923, p.144.)
1) Documentazione
autenticata e pubblicata dai Notai Pascual Pesce e Elhoy Gomez
Sebreiro – Porto Allegre
3 febbraio 1987.
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