cartiglio decuriones civitati cremonae

libro di cremona

17 aprile 1631, leggiamo: “L’antichissima immagine della nobiltà Ambrosina che si appoggia sul fondamento solidissimo di tutte le virtù noi portiamo alla conoscenza di tutto il mondo, affinché gli ornamenti di quella famiglia che a noi sono noti risplendano anche per tutte le altre genti, ritenendo che non sia gloria minor e conoscere tra le patrie mura i cittadini più illustri che accompagnare i loro meriti con un pubblico riconoscimento, grazie al quale sia più volentieri possano essere accolti presso le nazioni straniere, sia più facilmente possano essere innalzati ai fastigi degli onori. Questa famiglia grazie alla sua gloriosa origine, alla lunga serie degli avi, ha felicemente prolungato fino a questi tempi la prerogativa del sangue, e benché l’uscire da un antichissimo ceppo sia attribuito alla fortuna, tuttavia è da ascrivervi giustamente al loro valore che gli Ambrosini grazie ai meriti della loro vita non abbiano tralignato dalla nobiltà degli avi attraverso una lunga successione di lustri, ma ne abbiano anzi accresciuto lo splendore. Da qui la magnificenza del palazzo, rifornito di ricercate suppellettili, giardini che per singolare struttura e abbondanza di bellezze superano le aspirazioni e la ricchezza di privati cittadini, il numero di cavalli famosi per fortezza e generosità lodevolmente esultanti per la loro furia nelle frequenti contese italiche, nonché la copiosa discendenza dei medesimi cresciuti in vastissimi pascoli, illustrano i maniera singolare la grandezza d’animo e lo splendore di questa prosapia. Ma quanto sia decoroso il fatto che in questa famiglia l’alloro di una pacifica dottrina diventa fronzuto non meno da quello della palma della bellica fortezza tanto da prolungare la perpetua verzura della fama per tutta la posterità. Lo testimonia Pietro il Vecchio che, sperimentato da Francesco Sforza Duca di Milano, offrì un immagine tale della sua virtù e della sua saggezza che quel sapientissimo principe sia stato tenuto tra i più cari durante tutto lo spazio della sua vita. Lo testimonia Costanzo Cavaliere di S.to Stefano, il quale con le insegne della sua croce di porpora conferma l’avita nobiltà comprovata agli occhi di tutti, il quale, chiamato da Filippo III° Monarca della Spagna (con lettera data al Conte Funzio (Fuentes), Governatore del Dominio Milanese), espresse alla Cesarea Maestà le mansioni che aveva svolto nel Regno di Cipro e taluni segreti ivi conservati nell’interesse della Repubblica Cristiana. Dalla quale Maestà poi ( Lodovico), mandato presso il Viceré di Napoli, come tutti insieme i desideri portavano, affinché più facilmente nelle asprezze delle più grandi imprese, delle medesime si ottenesse un risultato, testimonia Ludovico in anni precedenti portato al vertice della prelatura Archiprestiturale nella chiesa metropolitana della sua patria che, famoso per pietà di costumi e di vita, veramente al primo posto per il suo clero non meno per dottrina ed esempio che per dignità, apertamente mostrò su se stesso già molto prima degnissimo di tale dignità e suscettibile di essere celebrato con meritati (se talora la fortuna fosse favorevole), in futuro più ampi onori, se prevenuto dalla morte non fosse volato alle sedi celesti alle quali ardentissimamente anelava. Grazie a queste glorie degli avi e degli zii paterni vengono con decorate le persone dei nipoti viventi di Ambrosio quantomeno e di Pietro che militando nell’esercito della Cesarea Maestà desiderano innestare le antiche palme con nuove gemme; di Sigismondo che nell’Ordine Religioso di S.Gerolamo avendo ottenuto il Nome di Desiderio, di Antonio Maria nell’Ordine Olivetano, di Michele Angelo con lodevole emulazione le virtù e la pietà dello zio paterno Ludovico, di Carlo che ancora fanciullo offre non comuni prove di animo grande; di Paolo infine che in questa fiorente primavera della sua vita destinato dal padre Francesco con all’Eminentissimo di S.ta  Romana Chiesa Cardinale ad Harac, al seguito di così eccelso principe come in un fecondissimo giardino spera quanto prima di giungere ad abbondante autunno. Questi lumi paterni vengono accresciuti con la gloria del sangue materno, illustre di uomini famosissimi per Corazza Militare non meno la Toga Senatoriale, che promanando dalla Nobiltà dei Picenardi comprovata già da tempo da documenti e da diplomi regi rende famosi i nomi e i natali di detti fratelli della Famiglia Ambrosini cosicché dal concorso do tanti ornamenti di essi non si trovi nulla che non sia giudicato sia degno di lode sia degnissimo di essere amato. Noi pertanto desideriamo rendere alla virtù il dovuto onore di questi concittadini abbiamo mandato con pubblico decreto che sia iscritto in queste pubbliche tavole e sia munito dei nostri segni di pubblica fede, una pubblica e perpetua testimonianza, la quale sia felice e fausta a loro e alla loro casa.  

Dato a Cremona il 17 aprile 1631

Carlo Affaitati Conservatore degli Ordini

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