Raramente  lo Spirito di Dio Creatore ha stampato  in un solo uomo un’orma tanto vasta quanto in S. Ambrogio. Apparve  col  Vangelo  della  Verità,  col  flagello del giudice col vincastro de1 pastore: Luce, Forza e Bontà. La città di Treviri lo vide nascere nel ‘340,  quando  suo padre impersonava la Maestà Imperiale. 

 

Una culla prodigiosa narra la leggenda, fu profeta  della sua squisita Bontà e Dolcezza di parola. Uno  sciamo  d'api  circondò  la  culla  e  alcune  si posarono  ed  entrarono  nella  sua  boccuccia  senza fargli del male, così nè la nutrice nè la madre timorosa dapprima, osarono disturbare quel prodigio. Veramente il nome gli si confaceva mirabilmente: Ambrosius, da Ambrosia, cibo degli dei: nettare di Immortalità e di Dolcezza. Fu educato a Roma col fratello Satiro e la sorella Marcellina, ambedue giunti agli Onori degli Altari: Santi. Nel 370 lo vediamo per incarico dello stesso Imperatore “Console dell'alta Italia", con sede a Milano.

 

Il  motto  che  l'accompagnò  fu  un  presagio:  " Và e più che un giudice sii un Vescovo, un Buon Pastore”.  E non mancò di avverarsi. Morto infatti il vescovo ariano Assenzio, l’unanime voce del popolo designò il  magistrato Ambrogio, ancora catecumeno a succedergli. Un episodio degno di menzione, toccò questa ascesa spirituale. Ambrogio dovendo mantenere l’ordine pubblico, apparve nella Basilica dove ariani e cattolici disputavano sull’elezione. Dovette intervenire e prendere la parola. Ad un tratto, si dice, la voce di un fanciullo si elevò e acclamò senza distinzione di parte: “Ambrogio Vescovo”.

 

Il popolo fece coro a quella semplice espressione della Chiamata divina. Ambrogio non voleva accettare, ma vane furono le sue riluttanze. Fu così che Milano mentre perdeva un saggio governatore, acquistava un Santo Pastore. Venne battezzato da mani cattoliche, ricevette l’Ordinazione Sacra del Sacerdozio e il sette dicembre venne Consacrato Vescovo.

 

Egli non deluse le speranze del popolo che l’aveva eletto, ma rispose con sovrabbondanza, distribuì i suoi copiosi averi, alle giovani senza dote, ai diseredati. Quando i barbari Alani e Unni calati nelle fertili contrade lombarde, avevano fatto prigionieri molti dei suoi figlioli, egli pensò subito a raccogliere denaro per riscattarli. E per questo nobile scopo fece fondere diversi calici d’oro e d’argento delle sue chiese per pagare i barbari.

 

Con instancabile tenacia e zelo si diede allo studio delle Sacre Scritture e all’attività Pastorale. Il canto in una forma semplice  e poeta, faceva da veicolo alla verità, il canto dei salmi sono Opere del poeta Ambrogio. “La chiesa ha  pianto troppo nel silenzio; è tempo ora che canti. Non canterà più la falsità delle mitologia, ma la Bellezza Immortale di Dio e delle sue Opere: Virtù, Vita di Grazia Divina”. Ma anche il flagello del giudice seppe tenere in mano.

 

Non temette la vendetta dei grandi, le speculazioni dei ricchi, la prepotenza dei tiranni. Protestava, parava colpi,  Invocava  misericordia. Resistette alla temibile potenza del Senato romano che reclamava la statua della dea Vittoria, simbolo attorno  al  quale  si  raccoglieva  tutto  lo  sforzo del morente paganesimo. Si  oppose  al  partito  ariano  che  era  spalleggiato dall'Imperatrice  Giustina,   tenendo  occupata  col popolo, per più giorni la Basilica stessa circondata di armi di soldati e ariani.

 

Non  temete!  Io non vi abbandonerò - diceva;  non abbandonerò la Basilica. Certo  alla  violenza  io  non  posso  rispondere  con la violenza. Potrò  lamentarmi  e  piangere;  perché  contro  le armi, contro i soldati, le mie armi sono le preghiere e le lacrime. Queste  sono  le  sole armi degne di un Vescovo;  ma sono imbattibili ". Costrinse lo stesso Imperatore Teodosio a pubblica e grave penitenza del perfido massacro da lui ordinato contro i rivoltosi di Tessalonica. Difensore dei diritti dell'uomo quando la tirannide faceva  man  bassa  del  popolo,  seppe  entrare  nel popolo,  come  fratello  tra  i  fratelli,  umano  con questa umanità tribolata e bisognosa.

 

Per questo il popolo ha amato e lo ama ancora. E’  noto con quale commovente e paterno interessamento  accolse  Agostino  ancora  prigioniero dell'errore e delle passioni. Il  popolo  si  sentiva  sicuro  quando  aveva  tra  le mura il suo Vescovo, il Vescovo Ambrogio. Una  grande  predilezione  lo  legava  alla  Madonna: Madre  di  Dio,  Immacolata  Mediatrice  di  tutte  le Grazie, sempre Vergine.

 

E ciò spiega il suo entusiasmo per la Verginità. Nessun  Padre  e  Dottore  della  Chiesa  lo  eguaglia nel  fascino e nell'Eloquenza con cui ha proclamato la Dignità e la Felicità delle Vergini. Sappiamo  dalle  testimonianze  dei  tempi  che  nelle città  da  lui  visitate,  le  madri  trattenevano  le figlie nel timore di sottrarle alle nozze.

 

Ecco la figura di Sant’Ambrogio che la morte colse all'età di 57 anni, dopo ventitré di Episcopato. Figura che apparve Vangelo della Verità: luce ai cuori traviati col flagello del giudice: Difensore dei Diritti di Dio, col vincastro del Pastore: Difensore e Protettore dei diritti dell’uomo.  

Ernesto Restelli – pag. 92, 94, 96 – Bolladello.


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